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инά ◊

αnd bιяdš gö fĿчing αt thє Spєєd öf Söund...♥
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Alcune persone sono incapaci di cogliere l'essenza della vita
e il soffio intrinseco in ciò che contemplano,
e passano la loro esistenza a discutere sugli uomini come si trattasse di automi,
e sulle cose come se fossero prive di anima e si esaurissero in ciò che di esse si può dire,
sulla base di ispirazioni soggettive.
A torto crediamo che il risveglio della coscienza coincida con l'ora della nostra prima nascita,
forse perché è l'unica condizione vitale che sappiamo immaginare.
Ci sembra di aver sempre visto e sentito e, forti di questa convinzione,
identifichiamo con la venuta al mondo l'istante decisivo in cui nasce la coscienza.
Perché la coscienza per manifestarsi ha bisogno di un nome.
 
Dove si trova la bellezza?
Nelle grandi cose che, come le altre, sono destinate a morire
oppure nelle piccole che, senza nessuna pretesa,
sanno incastonare nell'attimo una gemma di infinito?
Nella nostra società essere povera, brutta e per giunta intelligente
condanna a percorsi cupi e disillusi a cui è meglio abituarsi quanto prima.
Alla bellezza si perdona tutto, persino la volgarità.
E l'intelligenza non sembra una giusta compensazione delle cose,
una sorta di riequilibrio che la natura offre ai figli meno privilegiati,
ma solo un superfluo gingillo che aumenta il valore del gioiello.
La bruttezza, invece, di per se è sempre colpevole.
Non vediamo mai al di là delle nostre certezze e, cosa ancora più grave,
abbiamo rinunciato all'incontro, non facciamo che incontrare noi stessi
in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci.
Se ci accorgessimo, se prendessimo coscienza del fatto
che nell'altro guardiamo solo noi stessi, che siamo soli nel deserto,
potremmo impazzire. Io non sono più me stessa,
sono parte di un tutto sublime al quale appartengono anche gli altri,
e in quei momenti mi chiedo sempre perché questa
non possa essere la regola quotidiana, invece di un momento eccezionale del coro.
Quando il coro s'interrompe tutti quanti, con i volti illuminati,
applaudono i coristi raggianti. È così bello.
In fondo mi chiedo se il vero movimento del mondo non sia proprio il canto.
Adesso so quello che dobbiamo vivere prima di morire: posso dirvelo.
Prima di morire quello che dobbiamo vivere è una pioggia battente che si trasforma in luce. 
 
 (M. Barbery)